• Valentina

Diario di un viaggio a Chernobyl - Francesca Gorzanelli


Francesca Gorzanelli, fotografa, diventa col tempo una delle massime esperte italiane su Chernobyl, fondatrice del blog "Diario di un viaggio a Chernobyl" e guida turistica nella zona d'esclusione. Con un'intervista rigorosamente a distanza ci racconta la sua esperienza e ci dà qualche consiglio di viaggio.


- Come e perché nasce la passione per Chernobyl e come diventa un lavoro?


"La passione per Chernobyl era già nelle mie corde prima del primo viaggio nella zona di esclusione. Seguivo tutto ciò che trovavo in internet che fosse inerente alla storia di Chernobyl e, soprattutto, il mio sogno era quello di accogliere in casa mia un bambino nell'ambito dei progetti di risanamento, di cui molte associazioni italiane di volontariato si occupano. Nel 2015 venni a conoscenza del fatto che si poteva accedere all'area di alienazione attraverso permessi speciali, così mi organizzai per partire. Avevo in progetto di realizzare un reportage fotografico che avevo già venduto ad un'agenzia, motivo per cui, dopo il mio primo viaggio, teoricamente il mio lavoro in quella terra si sarebbe concluso. In realtà erano cambiato tante cose , mi mancava proprio essere fisicamente in quel posto. Nel frattempo, molte persone desiderose di intraprendere un viaggio simile, o che lo avevano già fatto ma ne erano rimasti insoddisfatti, avevano iniziato a contattarmi. La zona di alienazione di Chernobyl è una terra ostica ed ecco perché molti italiani non si fidavano a partire allo sbaraglio, alias acquistando tour su internet, la lingua poi era il secondo ostacolo per tanti.

Non posso dire che sia diventato un lavoro in quanto io mi occupo di altro, sono fotografa e il mio pane quotidiano sono i servizi fotografici per matrimoni ed eventi, però di fatto mi sono trovata catapultata in una routine che non intendo fermare. Adoro viaggiare in quella terra e raccontarne a tutti coloro i quali si uniscono ai miei viaggi o a chi mi segue attraverso i social"


- Cos'ha rappresentato il disastro di Chernobyl per l'URSS?


"Il disastro di Chernobyl è stata la prima vera crepa, evidente in primis al popolo Ucraino, e al resto del mondo in seconda battuta. Il popolo si sentì abbandonato dal Governo Sovietico in un momento di tale drammaticità. A tutti fu chiaro come gli interessi politici venissero messi davanti a tutto, anche alla tutela della salute dei cittadini. Gli Ucraini erano già provati da precedenti eventi storici di gravità inenarrabile, il genocidio dell'Holomodor era ancora una ferita aperta e sanguinante, ed ecco perché furono il primo popolo a ribellarsi pubblicamente all'Unione Sovietica"


- Com'è la situazione attuale?


"Attualmente la zona di esclusione è un territorio in pieno fermento, sia a livello umano, sia scientifico, sia tecnologico. L'apertura dell'area di alienazione ai turisti ha rappresentato una grande opportunità sia di scambio culturale che di indotto economico in una terra dove, da oltre trent'anni, non esisteva più alcun commercio. A livello scientifico è un grande laboratorio a cielo aperto. L'uomo non aveva mai affrontato prima un disastro nucleare simile ed ecco perché da 34 anni gli scienziati e i medici di tutto il mondo seguono con occhio curioso ciò che accade laggiù. A livello tecnologico ci si sta apprestando a decomissionare la prima centrale nucleare della storia con un reattore scoperchiato, quindi si sta mettendo in campo tutta la conoscenza ingegneristica e tecnologica di cui l'uomo è provvisto in questi tempi moderni."


- Un consiglio su cosa visitare e cosa assaggiare durante una visita a Chernobyl e a Pripyat


"Le visite nella zona di esclusione di Chernobyl sono abbastanza standard, ci si affida ad un tour operator locale e non si ha grande possibilità di scelta in merito a ciò che si può visitare. Il mio consiglio è quello di evitare le gite di un giorno, troppo affollate, frettolose e confusionarie, che non permettono di comprendere realmente la terra in cui ci si trova e la sua storia. Nei tour di più giorni si ha la possibilità di visitare anche le aree circostanti alle città di Pripyat e Chernobyl. I villaggi nel nord, sul confine con la Bielorussia, sono davvero interessanti e molto ben conservati perché non battuti quotidianamente dai turisti.

Per quanto riguarda il "cosa assaggiare" nella zona, anche in questo caso non c'è scelta. I menù sono standard, ma ottimi e soprattutto tradizionali. Si avrà modo di gustare la squisita zuppa ucraina e il borsch, poi verdura tipica come patate, cetrioli e pomodori, e la carne, principalmente cucinata come il nostro spezzatino. Il cibo servito nella zona di esclusione di Chernobyl non è a km0, tutti i giorni arriva un furgoncino da Kiev con le derrate alimentari ed è per questo che il menù non è alla carta e non è possibile apportare variazioni"



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