• Valentina

L'ultimo inverno di Rasputin - un viaggio nella vita del santo demone



L'ultimo inverno di Rasputin, romanzo storico di Dmitrij Miropol'skij e pubblicato dalla Fazi Editore nel 2019, è la dettagliata e veritiera biografia del monaco Grigorij Rasputin, l'uomo che, da solo, avrebbe determinato il crollo nel fango della dinastia Romanov.

Grigorji Efimovic Rasputin nasce in uno sperduto villaggio siberiano da genitori contadini e lì la sua vita sembra destinata a svolgersi secondo i consueti ritmi della natura e del lavoro.

Riceve pochissima istruzione e, semianalfabeta, viene avviato al lavoro manuale, quindi al matrimonio con una donna che lo renderà padre più volte. E' solo a seguito di una violenta rissa avvenuta in una fiera di paese, rissa nella quale viene violentemente aggredito e ferito, che decide di abbandonare il villaggio e la famiglia per intraprendere un pellegrinaggio mistico attraverso i principali monasteri russi fino alla capitale, San Pietroburgo.

Attraverso la scoperta della fede ortodossa e delle molte sette non riconosciute che costellavano la religiosità di inizio '900, l'uomo Rasputin lascia spazio al mistico monaco dai profondi occhi blu.

Una volta giunto a San Pietroburgo, Rasputin, benché inviso al patriarca e all'èlite della chiesa ortodossa, viene introdotto nell'alta società da due contesse di origine polacca convolate a nozze con dei parenti dello zar e amanti dell'esoterismo. Le prime cene e feste nei palazzi nobiliari segneranno l'inarrestabile ascesa del monaco il quale, rude, maleducato e sporco, riuscirà a conquistare la fiducia e i favori di ricchi e potenti, persone segnate dal dolore e dall'infelicità alle quali lui sembra leggere l'animo.

Con l'aggravarsi dell'emofilia dello zarevic Alessio gli inconsolabili sovrani si rivolgono a mistici e santoni che fanno giungere nella capitale da ogni angolo dell'Impero ma solo nel momento in cui entrano in contatto con i presunti poteri taumaturgici di Rasputin il bambino sembra stare meglio, con relativo sollievo della zarina medesima, la quale affiderà al santo demone tutti i suoi segreti tormenti.

Grigorij Efimovic Rasputin inizia a godere di un potere quasi assoluto sulle menti degli imperatori.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo zar Nicola II si sposta presso il quartier generale dell'esercito, lungo la linea del fronte, per seguire e incoraggiare le truppe, lasciando la moglie, la zarina Alexandra, a gestire gli affari interni del Paese; Alexandra è però debole sia di salute che di volontà, con una forte dipendenza dagli oppiacei e un carattere che la rende invisa al popolo, oltre che di origini tedesche, considerata pertanto una nemica in casa.

La sovrana non sa e non vuole decidere e affida ogni sua mossa alle previsioni e ai consigli del monaco mistico, il quale, muovendosi nell'ombra, deporrà a suo piacimento ministri, consiglieri e governatori, portando la monarchia sull'orlo del baratro.

Il susseguirsi senza sosta di governi instabili, il sovrano lontano e le influenze di un santone semianalfabeta, uniti al malcontento popolare e all'imperversare della guerra, porteranno la Russia alla Rivoluzione d'Ottobre ma, prima della guerra civile, un gruppo di nobili appartenenti alla cerchia più ristretta dei parenti dello zar, tra i quali il principe Feliks Jusupov, decidono di tutelare ciò che rimane dell'autorità imperiale e della loro stessa classe sociale uccidendo Rasputin.

Ed è così, nel dicembre 1916, dopo una serata a base di alcool e pasticcini, che il santo demone viene ucciso a colpi di pistola dai principi che volevano salvare la loro stessa famiglia.

L'uomo Rasputin muore ma, in quel momento stesso, nasce il mito, la figura di Rasputin trascende il dato storico per entrare di diritto nella leggenda.

I lunghi capelli scuri e sporchi, la tonaca monacale, gli impenetrabili occhi di ghiaccio, la passione per l'alcool e le donne, e poi le profezie e il carisma; questi i tratti salienti che immortalano nell'eternità la figura del contadino che ha cambiato per sempre il corso della storia.

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