• Valentina

La Russia e lo sport - una relazione complicata


Non si fa mistero di quanto la cultura dello sport e della cura del corpo sia diventata parte fondante dell'Unione Sovietica, ma tale indirizzo aveva più di una motivazione.

Innanzitutto fu l'aspetto puramente pedagogico a far sì che l'attività fisica la facesse da padrone nelle scuole di ogni ordine e grado. Lo sport dava ai bambini e ai ragazzi non solo la possibilità di sfogarsi e divertirsi dopo ore di lezioni sedentarie e teoriche (come in tutte le scuole), bensì di apprendere la disciplina attraverso le regole, lo spirito di squadra e gli allenamenti,

In secondo luogo lo sport doveva servire per temprare le giovani generazioni, soprattutto i maschi, alle difficoltà e ristrettezze della guerra. Per un Paese sempre sull'orlo di un conflitto, o direttamente coinvolto, era assolutamente fondamentale arruolare nuove leve pronte all'azione e fisicamente robuste. I duri allenamenti erano votati anche a questo scopo, temprare i ragazzi e insegnare loro cosa fosse la vita militaresca, così da arrivare pronti sia al servizio militare obbligatorio sia a eventuali arruolamenti attivi.

Da ultimo, ma certo non meno importante, lo sport aveva un valore simbolico di superiorità nei confronti delle altre nazioni, in particolare nei confronti dei Paesi del blocco occidentale, con i quali l'Unione Sovietica e i Paesi sotto la sua influenza si confrontavano e scontravano nelle competizioni internazionali, ed è proprio in questa sede che il rapporto con la sportività diventa per la Russia particolarmente ambiguo (e spesso totalmente errato).

Nei lunghi decenni di Guerra Fredda i palmares degli atleti, esattamente come la corsa allo spazio, rappresentavano il valore su cui basare la forza delle due potenze in perenne conflitto, ed è chiaro che in un contesto internazionale così delicato nessuno volesse risultare il perdente.

L'Unione Sovietica inizia quindi a mettere i suoi atleti in diretta competizioni con quelli statunitensi, in una sfida che trascende lo sport ed entra diritto nell'ideologia politica e nella gestione degli assetti mondiali.

La corsa alle medaglie, però, proprio per via della sua natura non prettamente sportiva, sugli diventa fonte di dubbi e, soprattutto, di abusi atleti stessi. Si scoprirà solo con molti anni di ritardo come gli atleti dell'intero blocco sovietico fossero dopati a loro insaputa e, soprattutto nel caso delle ragazze, sottoposti a diete incredibilmente restrittive (in particolare per quanto riguarda le ginnaste) e ad abusi sessuali e psicologici di ogni genere.

Lo sport, diventato prova di forza tra due macro sistemi, perde totalmente i suoi valori e le sue finalità per trasformarsi in parte integrante delle divergenze storiche e sociali.

A 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, noi ci auguriamo che questo non debba avvenire mai più e che lo sport possa restare, o tornare a essere, il simbolo dell'onestà e della fratellanza.

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