• Valentina

Racconti di Odessa - fotografia in parole del Mediterraneo russo



Il romanzo Racconti di Odessa, ciclo di racconti scritti da Isaak Babel’ tra il 1923 e, per il mercato italiano, edito da BUR nel 2012 con la traduzione di Rossana Platone, narra le vicende del “Re” del ghetto ebraico di Odessa (appellativo che dà il titolo al primo racconto), il malavitoso Bencion “Benja” Krik. Il ciclo di racconti si apre con il banchetto nuziale della sorella di Benja Krik e i racconti (o capitoli) seguenti ripercorrono a ritroso le gesta di Benja Krik, della sua famiglia e dei personaggi che circondano la sua esistenza, per poi concludersi con l’avvento della Rivoluzione d’Ottobre e l’ascesa al potere dei bolscevichi. Ogni personaggio è oggetto di una forte caratterizzazione, quasi iperbolica, tecnica questa presa in prestito dalla tradizione dell’epos occidentale, ma il vero protagonista di queste vite e del loro incontrarsi e scontrarsi è il ghetto ebraico di Odessa, di cui si intuisce la preminente importanza già a partire del titolo dell’opera completa.Odessa (fondata da un navigatore italo-spagnolo originario di Napoli) è uno dei porti commerciali più importanti d’Europa per la storia moderna e contemporanea, è una città ricca, popolosa, cosmopolita per vocazione; il suo porto fa da sfondo a commerci internazionali, scambi di merci preziose, venditori e compratori che vanno a caccia dell’affare più vantaggioso comunicando in ogni lingua e dialetto europeo, e il ghetto ebraico è un quartiere che gode di una sua vita propria, altrettanto rumorosa e ricca di scambi. Qui Odessa gioca a fare la primadonna, con i suoi colori, suoni e profumi. Le locande che ribollono di borsc lasciato sulla stufa e odorano di tabacco, i cavalli che trainano carretti ormai consunti come i vecchi che li guidano, il negozio di spezie e quello di polli, i cimiteri in cui si piangono i figli morti troppo presto e i cortei funebri che sembrano un carnevale, così la città balza fuori dalle pagine e si manifesta innanzi agli occhi del lettore, come un film in 3D. È su queste strade, su queste piazze, è tra le sinagoghe e le risse che i personaggi dei racconti, primo fra tutti il Re Krik, si muovono e giocano a dadi col destino, perdendo o vincendo le proprie fortune, truffando e innamorandosi, e trasformando i racconti in un’unica narrazione corale, in una lunga dedica alla città più mediterranea di tutta la Russia. Nelle ultime pagine i protagonisti che ci hanno accompagnati in precedenza svaniscono quasi del tutto e la Odessa in cui ci siamo abituati a passeggiare con le parole diventa un luogo lugubre, tetro, come il resto della Russia, teatro di una guerra civile sanguinosa e di un potere imposto con la forza, ma anche qui la descrizione non perde la sua epicità. Odessa è ferita, soggiogata, illusa e delusa da una libertà che non arriva, con lei lo sono i suoi abitanti, polifonici e variopinti, e con lei lo è anche il lettore, ma Isaak Babel’ ci ricorda come, sul mare di Crimea, basti alzare gli occhi per vedere che anche la notte più buia ha in serbo qualche stella.

5 visualizzazioni
 

©2020 di ilventodellest. Creato con Wix.com