• Valentina

Se questo è un uomo - il velo squarciato sopra l'orrore


Recensire Primo Levi è impossibile e recensire Se questo è un uomo è, credo personalmente, un atteggiamento offensivo e presuntuoso, come bestemmiare in un tempio. Questo articolo non ha pertanto alcuna pretesa di esprimere un giudizio sull’opera di Primo Levi e sulla sua descrizione dell’esperienza del campo ma vuole essere semplicemente un consiglio di lettura.


Il libro “Se questo è un uomo” è l’opera che Primo Levi ha prodotto tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947 e nella quale racconta la sua esperienza di deportato ebreo nel campo di concentramento polacco di Auschwitz (oggi Oswiecim).Primo Levi, chimico torinese classe 1919, viene arrestato il 13/12/1943 in Valle D’Aosta per aver partecipato a delle azioni di guerra partigiana, arresto durante il quale dichiara di essere ebreo, viene quindi mandato pima nel campo di smistamento di Fossoli e quindi nel febbraio 1944, deportato ad Auschwitz in quanto ebreo.Se questo è un uomo racconta la repentina degradazione a subumani, l’ingresso e la vita in quello che è stato l’inferno sulla Terra. La persecuzione antisemita, fondata semplicemente sulle teorie della razza, mette i detenuti per ragioni razziali innanzi all’ineluttabilità del loro destino, tanto crudele quanto irragionevole. L’essere umano, privato di umanità, anzi, di qualsiasi parvenza di essere senziente, non ha più la forza di ricordare, né di pensare o di essere solidale ci compagni di prigionia, prevalgono gli istinti più basilari di sopravvivenza quali la ricerca del cibo e di un giaciglio.Il lavoro che, a dispetto della famosa scritta sull’ingresso del campo di Auschwitz, non nobilita ma uccide, e prima di uccidere degrada, umilia, tortura e immiserisce nel corpo e nello spirito. Ennesimo strumento giocato ai dadi della sorte, che ti salva solo se (come Primo Levi) hai avuto la fortuna di poter studiare e poterti specializzare e hai la fortuna che la tua competenza serva all’economia del campo.Ma soprattutto, e forse ancora peggiori, le visite mediche, le selezioni arbitrarie, la vita che dipende da un sì o da un no, come se, invece che combattere con la morte, giocassero nella stessa squadra.Il libro di Primo Levi non è un’opera da cui emerga la speranza, sono pochissimi i barlumi di umanità, molte volte spezzati bruscamente, come l’amicizia col detenuto Alberto.I prigionieri sono poco più che animali, affamati, sporchi, violenti, capaci di instaurare rapporti di fiducia solo con i propri simili (per provenienza, lingua, cultura, etnia), raramente amichevoli, quasi mai generosi, impegnati a sopravvivere fino al giorno dopo e a quello dopo ancora.Le guardie sono cittadini senza più etica né dignità, sadici e sanguinari, pronti non solo ad obbedire al regime ma a spingersi oltre per soddisfare la propria sete di orrore e terrore, e più crudeli di tutti sono i kapò, i capi baracca o capi squadra, essi stessi prigionieri dei campi, che ricevono un trattamento di favore per soggiogare e deumanizzare ulteriormente gli altri prigionieri.Il libro Se questo è un uomo è una testimonianza cruda e diretta, fresca di memorie all’indomani della guerra sicuramente non filtrata dal pietismo che in quell’epoca si voleva attribuire a coloro che ritornavano.


Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.

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