• Valentina

Vini georgiani tra tradizione e nuovi sapori - intervista a Maurizio Sasso




Maurizio Sasso, sommelier e ristoratore, proprietario del locale "Il Saraceno" ad Ormea (CN), ci racconta com'è nata e come si sta sviluppando l'enologia in Georgia e ci dà due consigli di degustazione.


- Qual è la tradizione della vinificazione georgiana?


"Il mondo del vino così come lo conosciamo è stato diffuso in Europa dai Romani, che a loro volta, hanno imparato le tecniche di vinificazione dagli antichi Greci, e ha origini molto antiche localizzate nell'attuale territorio georgiano sulle rive del Mar Nero. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di antiche anfore usate per la vinificazione che la datazione al carbonio 14 colloca a 6100 anni fa, quindi possiamo senza dubbio ritenere, salvo future scoperte, che la culla dell'enologia sia proprio la Georgia. Testimonianza inconfutabile è ancora il sistema di vinificazione attuale, e cioè proprio l'utilizzo di anfore di terracotta usate sia per la fermentazione sia per l'affinamento dei vini. Altro indizio possiamo trovarlo nella grande quantità di vitigni autoctoni presenti solo in questa regione".


- Quanto è estesa e variegata la viticoltura della Georgia?


"La coltivazione della vite in Georgia abbraccia una fascia che percorre tutta la nazione partendo da ovest sulle rive dal Mar Nero fino ad est ai confini con l'Azerbaijan ed è suddivisa in 10 zone principali, ma proprio ad est è concentrata la maggior produzione. Una ricerca ampellografica risalente al 1960 cita ben 524 vitigni autoctoni, tra i quali si segnalano, per le uve a bacca bianca, il rkatsiteli, il mtsvani e il pirosmani, mentre per le uve a bacca nera il saperavi, il muszhuretuli e l'alexandruli."


- Un consiglio su quali vini georgiani potremmo degustare qui in Italia?


"Il mukuzani, un rosso prodotto con uve saperavi nell'est del Paese, rosso secco con, generalmente, un buon tenore alcolico. Ha una maturazione di tre anni sia in anfora che in botti di quercia che ne determina caratteristiche differenti. Con un colore rosso intenso e impenetrabile, al naso si presenta erbaceo e fruttato sulle note di frutti rossi a bacca scura, evidenziati dalla tecnica di vinificazione in anfora. Tannino e freschezza, esuberanti in gioventù, regalano un'ottima vocazione all'invecchiamento, dove sviluppa sentori speziati e tostati.


Per quanto riguarda invece il vino bianco, consiglio lo tsinandali. Prodotto con uve rkatsiteli e mtsvani nella regione dei Kakheti, in cui le escursioni termiche ne determinano la concentrazione fenolica dei profumi, segue una fermentazione a temperature controllate e un affinamento di due anni. E' di colore giallo dorato, secco e di carattere, di buona freschezza e intensità di profumi. Ha sentori floreali e fruttati su toni macerati e una buona persistenza al palato. Interessante anche la capacità di affinamento dove aumenta la sua complessità olfattiva."

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