• Valentina

Wyslawa Szymborska - una vita per la poesia, una poesia per la vita


Wyslawa Szymborska (all'anagrafe Maria Wyslawa Anna Szymborska) nasce il 02/07/1923 in Polonia e nel 1931 si trasferisce a Cracovia, città in cui crescerà e studierà.

Nonostante l'eccellente percorso di studi liceali, nel 1943 accetta un lavoro presso le ferrovie polacche pur di scampare alla deportazione e ai lavori forzati nei campi nazisti.

Si iscriverà all'università di Cracovia ma sarà costretta ad abbandonare gli studi nel 1948 a causa delle scarse possibilità economiche, ciò però non interromperà il suo desiderio di conoscenza e la porterà anzi ad avvicinarsi ai movimenti letterari polacchi.

Negli anni '50 del '900 la Polonia si ritrova inserita nell'orbita sovietica dopo anni di occupazione nazista e la stessa Szymborska per più di un decennio sottoscriverà pamphlet a favore di Stalin e Lenin, benché rifiutata dagli ambienti "ufficiali" e dalle case editrici in quanto considerata dissidente.

Solo negli anni '60 la sua coscienza politica diverrà più spiccata e prenderà le distanze da quanto sostenuto in precedenza, bollando le idee degli anni '50 come "errori di gioventù".

A partire dall'interpretazione del mondo circostante, la Szymborska scrive poesie intrise d'amore, non per forza intesto come sentimentalismo romantico o retorico, bensì come pulsione e curiosità.

La sua poetica può essere suddivisa in tre grandi filoni: artistico, d'amore e sociale.

Le poesie che si rifanno alla passione per la storia dell'arte trovano un'espressione emblematica ne "Le scimmia di Bruegel", imprigionate e incatenate, che ispirano il desiderio di libertà, il medesimo che la Szymborska proverà, con una forte sindrome di Stendhal, quando visiterà i musei dell'Europa occidentale, ma anche le poesie d'amore (soprattutto dedicate al secondo marito) e quelle che veicolano un messaggio civico si ispirano alla tanta agognata libertà.

Libertà di amare un uomo senza temere che vengano ad arrestarlo di notte, libertà di vivere agiatamente nella casa degli artisti senza, per questo, dover scrivere ciò che gli altri si aspettano, libertà di godersi i pic-nic sul fiume o sul lago, libertà di scrivere, leggere, pensare e, in una parola, essere.

Con l'immensità dei suoi versi, esattamente com'era già successo per Anna Achmatova, la censura si limita a porre veti di pubblicabilità delle raccolte, ma nonostante il dolore per ciò che la circonda lei rimane intonsa e intoccabile, esile di corpo e mastodontica di spirito, occhiali inforcati sul naso e sigaretta in mano. Un emblema della parola che, come direbbe Leonardo Da Vinci, colpisce più della spada, e a colpi di fendente butta giù qualsivoglia muro.


"Ogni caso.


Poteva accadere.

Doveva accadere.

E' accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E' accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l'ultimo.

Perché da solo. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché la pioggia. Perché un'ombra.

Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c'era un bosco.

Per fortuna non c'erano alberi.

Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull'acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto all'animo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco e tu proprio da lì?

Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo.

Ascolta

come mi batte forte il cuore."

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